La Via del Giovane: i luoghi dell’inquietudine e del ritorno
Ci sono cammini che nascono da una meta. Altri, invece, nascono da una domanda. La Via del Giovane, primo tratto del Cammino di San Francesco di Paola, appartiene a questa seconda famiglia: non è soltanto un itinerario da percorrere, ma il racconto di un passaggio interiore, di un’età fragile e decisiva, di una vocazione già presente ma non ancora compiuta.
Da San Marco Argentano al Santuario di Paola, il percorso accompagna idealmente il pellegrino sulle orme del giovane Francesco, quando, ancora ragazzo, dopo aver trascorso un anno votivo presso il convento francescano di San Marco Argentano, decise di tornare a casa. Aveva già intuito la profondità della propria chiamata, ma non conosceva ancora la forma che avrebbe assunto la sua vita. In quella scelta, apparentemente semplice, si apre il significato più autentico della Via del Giovane: il cammino dell’inquietudine, della ricerca, del ritorno.
Il punto di partenza è San Marco Argentano, luogo carico di memoria francescana. Qui la storia personale di Francesco incontra il voto dei genitori, l’esperienza dell’abito, il contatto con la vita conventuale e il primo confronto con una vocazione che non si lascia ancora definire. È il luogo della soglia: non ancora il deserto della maturità spirituale, non ancora l’eremitaggio, non ancora la fondazione dell’Ordine dei Minimi. È il tempo del giovane che ascolta, osserva, comprende e poi sceglie di rimettersi in cammino.
Da questo primo nucleo spirituale il percorso si apre verso un paesaggio che alterna borghi, colline, crinali e vallate. La Via del Giovane può essere letta come un itinerario doppio: da un lato la dimensione della valle, più vicina ai centri abitati, alle comunità, alle tracce della vita quotidiana; dall’altro la dimensione della cresta, più panoramica e contemplativa, dove il paesaggio si allarga e il cammino diventa sguardo.
Attraversare o lambire luoghi come Cervicati, Mongrassano e Cerzeto significa entrare in una Calabria interna, discreta, lontana dai cliché più immediati della regione. Qui il viaggio non cerca l’effetto cartolina, ma la relazione tra pietra, memoria, identità e paesaggio. La presenza di borghi e comunità, insieme alla cultura arbëreshë che caratterizza parte di questo territorio, aggiunge al cammino un valore ulteriore: quello dell’incontro con una storia plurale, custodita nelle lingue, nei riti, nei nomi dei luoghi, nelle forme dell’abitare.
La variante di valle consente di percepire con maggiore evidenza questo rapporto con i paesi e le comunità attraversate.
Mongrassano, Cavallerizzo, San Giacomo di Cerzeto e il territorio arbëreshë diventano non semplici punti su una mappa, ma frammenti di un racconto più ampio: quello di una Calabria che conserva stratificazioni culturali profonde e che, attraverso il cammino, può essere riscoperta con passo lento, senza consumo frettoloso.
La variante di cresta, invece, porta il pellegrino verso una lettura più ampia e paesaggistica dell’itinerario. Aria del Vento, i panorami sulla Valle del Crati, il Massiccio del Pollino e i Monti dell’Orsomarso aprono lo sguardo su un territorio che sembra dilatarsi a ogni passo. Qui la Via del Giovane assume una dimensione quasi contemplativa: il paesaggio non accompagna soltanto il cammino, ma lo interpreta. Ogni altura, ogni apertura visiva, ogni cambio di luce sembra restituire la tensione interiore di Francesco: partire, lasciare, tornare, capire.
Tra i riferimenti più suggestivi di questo tratto si inserisce il Patriarca di Kroj Shtikàn, presenza arborea che racconta la forza antica dei luoghi. Gli alberi monumentali, lungo i cammini spirituali, non sono mai semplici elementi naturali: diventano testimoni silenziosi, presenze che custodiscono il tempo e ricordano al pellegrino una misura diversa dell’esistenza. Camminare accanto a questi segni significa accettare un ritmo più lento, più profondo, meno addomesticato.
Procedendo verso la parte più montana del percorso, il cammino entra in una dimensione naturale più intensa. I boschi, i castagni, i cerri, gli abeti, le faggete secolari, le sorgenti e le aree di sosta disegnano un paesaggio che invita all’ascolto. Non è solo natura da attraversare, ma natura che educa alla pausa. In questo contesto si colloca anche il Faggio di San Francesco, luogo legato alla tradizione e alla memoria dei passaggi del Santo nei suoi viaggi tra San Marco Argentano e Paola.
Qui la Via del Giovane lascia progressivamente alle spalle la dimensione dei borghi e si fa più raccolta.
Il cammino diventa bosco, ombra, respiro. È il tratto in cui l’inquietudine iniziale sembra trasformarsi in discernimento. Il giovane Francesco, nella memoria del percorso, non sta semplicemente tornando a casa: sta attraversando un territorio che anticipa simbolicamente la sua futura scelta di radicalità, silenzio e consacrazione.
La parte finale conduce verso Bosco Cinquemiglia e poi, idealmente, attraverso luoghi come Laghicello, Cozzo Cervello, la Croce di Paola e Montalto, fino alla discesa verso il Tirreno. È uno dei passaggi più potenti dal punto di vista narrativo: il paesaggio cambia, l’orizzonte si apre, la montagna accompagna il pellegrino verso il mare. Dopo i boschi e i crinali, appare Paola. E con Paola, il Santuario.
L’arrivo al Santuario di San Francesco di Paola non è soltanto la conclusione del percorso. È il ritorno al luogo dell’origine, alla città del Santo, al punto in cui la biografia spirituale di Francesco trova una delle sue radici più profonde.
La Via del Giovane termina qui, ma il suo significato resta aperto: ogni pellegrino che la percorre porta con sé una domanda diversa, un’inquietudine personale, una forma propria di ritorno.
Per questo la Via del Giovane è molto più di una sezione del Cammino. È un invito a rileggere il viaggio come esperienza interiore. Da San Marco Argentano a Paola, attraverso borghi, boschi, crinali e memorie spirituali, il percorso racconta che non sempre si parte perché si sa dove andare. A volte si parte proprio perché bisogna capire come tornare.
La Chiesa della Riforma, luogo dell’inizio
Il Patriarca di Kroj Shtikàn
Borgo di Cerzeto
Monumento “San Francesco in Cammino”
1. La Chiesa della Riforma
Nella Chiesa della Riforma di San Marco Argentano prende forma il primo passaggio spirituale del giovane Francesco, prima del ritorno verso Paola.
2. Il Patriarca di Kroj Shtikàn
Il Castagno Monumentale “Patriarca di Kroj Shtikàn”, presenza antica lungo la Via del Giovane, racconta la forza silenziosa dei boschi attraversati dal Cammino.
3. Borgo di Cerzeto
Cerzeto, borgo attraversato dalla Via del Giovane, racconta l’identità arbëreshë e il legame tra comunità, paesaggio e cammino.
4. “San Francesco in Cammino”
Sul Monte Palazzello, il monumento “San Francesco in Cammino” guarda verso il Tirreno e accompagna idealmente i pellegrini sulle orme del Santo.
Scopri le schede dedicate ai luoghi della Via del Giovane, approfondisci la storia dei borghi attraversati e inizia a pianificare il tuo cammino verso il Santuario di San Francesco di Paola.
San Francesco in Cammino, verso il mare


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